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(3373-3374-3375) pensieri 349

vallouna parte dopo l’altra, e, come osserva Velleio,1 fu di tutte la piú renitente, e tra le romane conquiste la piú lunga e difficile e per lungo tempo incertissima); era, dico, introdotta già in Cordova la lingua e la letteratura latina, siccome  (3374) dimostra l’aver essa poi potuto produrre i Seneca e Lucano, l’esempio dello stile de’ quali, può (quanto allo stile) servire pur troppo di copioso commento alle parole di Cicerone, che, s’io non m’inganno, della lingua non meno che dello stile si debbono intendere (6 settembre 1823).


*    Dico in piú luoghi che la natura non ingenera nell’uomo quasi altro che disposizioni. Or tra queste bisogna distinguere. Altre sono disposizioni a poter essere, altre ad essere. Per quelle l’uomo può divenir tale o tale; può dico, e non piú. Per queste l’uomo, naturalmente vivendo, e tenendosi lontano dall’arte, indubitatamente diviene quale la natura ha voluto ch’ei sia, bench’ella non l’abbia fatto, ma disposto solamente a divenir tale. In queste si deve considerare l’intenzione della natura: in quelle no. E se per quelle l’uomo può divenir tale o tale, ciò non importa che tale o tale divenendo, egli divenga quale la natura ha voluto ch’ei fosse: perocché la natura per quelle disposizioni non ha fatto altro che lasciare all’uomo la possibilità di divenir tale o tale; né quelle sono  (3375) altro che possibilità. Ho distinto due generi di disposizioni per parlar piú chiaro. Ora parlerò piú esatto. Le disposizioni naturali a poter essere e quelle ad essere, non sono diverse individualmente l’une dall’altre, ma sono individualmente le medesime. Una stessa disposizione è ad essere e a poter essere. In quanto ella è ad essere, l’uomo,

  1. Velleio II, 90, 23; Floro, II, 17, 5; Livio, XXVIII, 12.