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(1903-1904-1905) pensieri 433



*    Alla p. 1880. L’uomo, per molto che sia dissipato, convive sempre piú con se stesso che cogli altri o con verun altro, e quindi è piú abituato alle qualità proprie che alle altrui o a quelle di chiunqu’altro. Perciò non v’é qualità umana cosí straordinaria per l’uomo, come quelle che sono contrarie alle proprie. Ben è vero che questo effetto va in proporzione della maggiore o minore abitudine che l’uomo ha o con se stesso o con la società. Del resto è noto che l’uomo giudica  (1904) sempre piú o meno gli altri da se stesso; che per quanto sia filosofo e pratico del mondo, e quasi anche dimentico di se stesso, sempre ricade lí; che il vizioso non crede alla virtú, né il virtuoso al vizio; che secondo le mutazioni a cui soggiace il carattere di ciascun individuo si diversifica il giudizio e il concetto abituale ch’egli forma degli altri ec.

Come ho detto che la malvagità fa effetto nel virtuoso in ordine alla grazia, cosí pur si può e dee dire della virtú rispetto al malvagio o vizioso ec. ec. ec (12 ottobre 1821).


*    Quanta parte dell’effetto singolare che produce la bellezza umana sull’uomo, massime quella della fisonomia, dipenda e nasca dalla sua significazione, si può vedere ne’ fanciulli, i quali, quantunque bellissimi, non producono grand’effetto nello spettatore, né gli destano odio o avversione piú che superficiale, quantunque bruttissimi. Ciò, sebbene  (1905) possa avere anche altre cagioni, deriva pur notabilmente da questa, che la fisonomia de’ fanciulli ha sempre poca significazione per chi l’osserva, 1o, perché la significazione della fisonomia nasce in gran parte dalle assuefazioni, cioè dal carattere, dalle passioni ec. ec. che l’individuo acquista a poco a poco, e che mettono in azione e danno rappresentanza alla fisonomia. Il carattere de’ fanciulli essendo ancora formabile, la