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(1238-1239) pensieri 25

 (1238) vicendevolmente, senza il progresso della lingua (e progresso di questa precisa natura e non d’altra, che poco influisce), è nullo il progresso dello spirito umano, il quale non può stabilire ed assicurare e perpetuare il possesso delle sue nuove scoperte e osservazioni, se non mediante nuove parole o nuove significazioni fisse, certe, determinate, indubitabili, riconosciute; e di piú uniformi, perché, se non sono uniformi, il progresso dello spirito umano sarà inevitabilmente ristretto a quella tal nazione, che parla quella lingua dove si sono formate le dette nuove parole, o a quelle sole nazioni che le hanno bene intese e adottate.      2°, Che tali parole o termini sono affatto incompatibili coll’essenza della poesia e l’abuso loro guasta affatto e perde e trasforma in filosofia o discorso di scienze ec. la bella letteratura (29 giugno, dí mio natalizio, 1821).


*    Già non accade avvertire che tali parole universali in Europa non riuscirebbero né nuove né per verun conto piú difficili, oscure, incerte ai lettori italiani di quello riescono agli stranieri, non ostante che in Italia non sieno riconosciute per proprie della lingua, cioè per voci pure, né ammesse ne’ vocabolari. E di questo è cagione: 1°, l’uso giornaliero  (1239) del parlare italiano, il quale vorrei che non avesse altro di forestiero e di barbaro che l’uso di siffatte parole; 2°, l’uso di molti scrittori italiani moderni, i quali parimente vorrei che non meritassero altro rimprovero fuorché di avere adoperato tali voci; 3°, l’intelligenza e l’uso del francese, familiare agl’italiani come agli altri, dal qual francese son derivate o nel quale son ricevute e comuni e per via e mezzo del quale ci sono ordinariamente pervenute o tutte o quasi tutte simili parole. Circostanza notabile e favorevolissima all’introduzione di tali voci in nostra lingua, mentre quasi tutte le moderne cognizioni, colle voci