Pagina:Zibaldone di pensieri III.djvu/317

(1674-1675-1676) pensieri 303

egli tien per fermissimo tutto l’opposto; e s’egli è inesperto non si guarda di nascondere agli altri, potendo, la sua disgrazia; anzi talvolta cerca di manifestarla; laddove la principale arte di vivere consiste ordinariamente nel non confessar mai di esser  (1675) disgraziato o di avere alcuno svantaggio rispetto agli altri ec.


*    Parimente l’uomo inesperto (ed anche lo sperimentato, nella ebbrezza della gioia) sopravvenuto da qualche fortuna ed acquistato qualche vantaggio, crede fermamente che tutti, e massime gli amici e i conoscenti, debbano rallegrarsene di tutto cuore; e neppur sospetta che ne l’abbiano a odiare, ch’egli sia per perderne l’amicizia di questo o di quello, che gli stessi amici piú cari debbano o tentar mille vie di spogliarlo del suo nuovo vantaggio, screditarlo ec. o almeno desiderar di farlo, proccurar di scemare presso lui, presso loro stessi, e presso gli altri l’idea e il pregio della sua nuova fortuna ec. Tutto ciò, accadendo, come inevitabilmente accade, gli riesce maraviglioso (11 settembre 1821).


*   Scire nostrum est reminisci dicono i platonici. Male nel loro intendimento, cioè che l’anima non faccia che ricordarsi di  (1676) ciò che seppe innanzi di unirsi al corpo. Benissimo però può applicarsi al nostro sistema e di Locke. Perché infatti l’uomo (e l’animale), niente sapendo per natura ec., tanto sa quanto si ricorda, cioè quanto ha imparato mediante le esperienze de’ sensi. Si può dire che la memoria sia l’unica fonte del sapere, ch’ella sia legata, e quasi costituisca tutte le nostre cognizioni ed abilità materiali o mentali, e che senza memoria l’uomo non saprebbe nulla e non saprebbe far nulla. E siccome ho detto che la memoria non è altro che assuefazione, nasce (benché prestissimo) da lei ed è contenuta in lei, cosí vicendevolmente può dirsi ch’ella