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III


Queste mie rime, ov’io vostra beltate
     Vò dipingendo sì, che in ogni parte,
     Donna, se n’ode il suono, e queste carte,
     Che favellan di voi, non isprezzate.
5Che quando al tempo, in cui tarda è pietate,
     Verravvi in ira quel cristal, che in parte
     Vi additerà vostre bellezze sparte
     (Ahi quanto può sovra di noi l’etate!).
Allor queste leggendo, i vostri affanni,
     10Come in speglio miglior, temprar potrete,
     Ov’orma non sarà de’ vostri danni.
Quivi, qual foste già, non qual sarete,
     Con diletto mirando, in onta agli anni,
     Vostre belle sembianze ancor vedrete.


IV


Que' fieri lacci, onde il mio cuore avvolsi
     Quando nella prigion sì lieto entrai,
     Tanto con la Ragion feroce oprai,
     Che per man dello sdegno alfin disciolsi.
5Ma appena indietro a rimirar mi volsi
     Gl’infranti nodi ed i fuggiti guai,
     Che a mio dispetto ancora io sospirai,
     Ed or di sua vittoria il cor già duolsi.
Qual’infelice augel, che in gabbia adorna
     10Trasse i lunghi suoi dì, s’avvien che n’esca,
     All’antica prigion da se ritorna.
Tal’ io nel carcer, che sì dolce ha l’esca,
     Ritornerò, s’altri non mi frastorna;
     Così già par, che libertà m’incresca.


DEL CONTE LORENZO MAGALOTTI


I


Un picciol verme, entro di me già nato,
     Tentar le vie del sangue ebbe ardimento,
     E su quel corse a nuoto a suo talento
     Delle viscere mie per ogni lato.