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Nè fia mai più, che treccia bionda, o nera
     Mi torni a lei, o parlar dolce accorto:
     Tal del passato orror memoria serbo.


FRANCESCO FROSINI1


Della Croce mi cita innanzi al trono
     L’amor del mio Gesù che t’ho fatt’io,
     Comincia a dir, che così avaro e rio
     Mi sei, quanto sì prodigo ti sono?
5Quanto vivi, quant’hai tutto è mio dono;
     Il tuo sapere il tuo potere è mio;
     Tu peccasti superbo, io pago il fio;
     Tu mi sforzi m’impiaghi, io ti perdono.
Per te che non fec’io? Forse mi chiedi
     10Il cuore? Ecco che a prenderlo ti chiama
     Il seno aperto. Il sangue? Io te lo diedi.
Che vuol dunque di più l’Uomo, che brama?
     Qui rispondo, Signor, steso a’ tuoi piedi:
     Non v’è pena che basti a chi non t’ama.


CARLO INNOCENZO FRUGONI


I


Se talor quercia, che nell’alpi pose
     L’alte radici, e stagion lunga tenne
     Fronte a i fier venti e alle tempeste acquose,
     Che van battendo le sonanti penne;
Scossa e divelta con le forti annose
     5Braccia, e col folto crine a cader venne:
     Escono allor dalle spelonche ascose
     I Villan duri armati di bipenne.
E i rami e ’l tronco smisurato aprico

  1. L’amore di Gesù Cristo.