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un favore che temo non mi sia conceduto; quello che non si giudichi dopo un momento di lettura, d’un lavoro di parecchi anni; che s’approvi o si condanni il libro intiero, e non su alcune frasi. Se incontrerò qualche approvazione, la dovrò principalmente alla maestà del mio assunto. Al veder quanto ne fu scritto in Italia, in Francia, in Germania e in Inghilterra, io ho ammirati parecchi; ma non ho perduto il cuore per ciò”. A chi mi dicesse che son rimasto inferiore al magnifico assunto, consentirei tanto più volentieri, che so d’esser rimasto inferiore al mio stesso disegno. A chi mi accennasse miglioramenti o correzioni, sarò grato; ma me ne varrò più probabilmente per li fatti che non per le opinioni, le quali è difficile mutare quando sono sincere ed invecchiate. Ed a chi giudicasse non valer fatica di correzioni questa mia Vita di Dante, risponderei: deh facciasene un’altra, ma facciasi; chè non sarebbe onor patrio si ritardasse altrimenti, o ci si facesse dagli stranieri. Il divulgar la vita de' proprii grandi, è dovere oramai d’ogni letteratura.

25 aprile 1839.