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tazioui dentro città lasciò vóte quasi del tutto; i predi devastò; ed il rimanente dei loro beni fu* rono o incorporati all’Erario, o dati in preda a’ vincitori*

Ma fosse, che tu Patria Firenze un si atroce delitto non avessi commesso; perpetua Unente non avrestì meritato al certo tanta, e sì grave marca d’ignominia 1 Questo esigi io in vero del tuo poeta, che si vituperevole rende il nome tuo, non posso per quanto mi vaglia, anche al presente di quieto animo tollerare. Se pertanto in questo non mi è possibile più lungamente intertenermi, senza che al par di lui con veemenza sclami w Perdona, ti pre* go, o madre Fiorenza 1, 0 stolte menti degli uomini 1 o indegne contese de’ cittadini 1 o ingiusti procedimenti dei mortali 1 Che ne speravi tu patria Firenze, cacciato in bando un tanto singoiar poeta, un insigne tuo cittadino di te si benemerito?

Crederei, saresti a dirmi, se interloquir potessi, e onoranza, e gloria. Or vedi, e attentamente considera, comechè l’attuai tua considerazione niente possa giovare, perchè il tuo nome uu tempo glorioso, quasi per ogni dove non sembri disonorato; rifletti, io dico, quantunque questo tuo nobil pensiero vano affatto tornerà, tanto è lungi che gloria a te uè provvenga dall’esilio del tuo poeta, che anzi sembri essere obbietto di grande ignominia appo tutte le nazioni del mondo non a torto divenuta. Ma forse opporrai, esser soliti gì’ impegni dei civili partiti questi, e simigliami del il-