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sua bellezza soltanto a quello stivalino arcuato e a tacchi alti che si posava da padrone sul tappeto. Io l’avevo vista un momento a viso scoperto, mentre discendeva da una carrozza, di cui i fanali scintillavano come due stelle, sollevando arditamente la veste sul marciapiede con quella altera civetteria che non si cura dello sguardo indiscreto, o gli getta come una limosina l’onda vaporosa della batista e il lucido riflesso dello stivalino. La rividi in mezzo alla folla, accompagnata da un elegante trovatore che le dava il braccio, e seguita sempre da vicino o da lontano da un arlecchino con tanta insistenza, che tutti la notavano. Ella passava sorridente sotto la sua maschera — aveva un sorriso incantevole — ed ogni volta che l’arlecchino l’incontrava, le ripeteva la sciocca domanda solita: — Ti diverti, mascherina? — ed