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salotto, l’uscio fu aperto bruscamente, ed entrò la principessa.

Era in abito da ballo, avvolta in una leggiera mantellina, abbagliante per bellezza.

— Vostra moglie vi ha proibito di venire? domandò ella con un sardonico sorriso.

Alberto la guardava ancora sorpreso, senza rispondere.

— Vi siete pentito? dite!

— Sì.

— Alla buon’ora!

La principessa non osservava che Alberti s’era bensì levato in piedi, ma non l’invitava a sedere; andò risolutamente verso la poltrona ch’egli aveva lasciato, e vi si adagiò da padrona.

— Perchè non siete venuto neppure al ballo? temevate d’incontrarmi?

E siccome egli non rispondeva, soggiunse:

— Avete fatto una bella cosa, marchese Alberti! Dopo un istante di lotta penosa ei disse risolutamente:

— Io vi ho perdonato — perdonatemi!

— Ah! m’avete perdonato? — Che cosa, di grazia?

— Lo sconvolgimento che avete gettato nella mia mente, il turbamento che m’avete fatto provare accanto a mia moglie... il rossore che son costretto a subire dinanzi a voi. Tutto ciò non vi pare abbastanza?

— No! esclamò dessa con accento indefinibile. C’è qualcosa di più... o di peggio, come volete.... che io mi sia gettata alla vostra testa, che voi ne abbiate forse riso con vostra moglie, e che io sia qui!.... Cosa vi sembra di cotesto, marchese?