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— E tu hai amato quella donna, gli disse Adele fra motteggevole ed imbronciata, allorchè furono a casa, ritti dinanzi allo specchio del camino — ei ci si era guardato a lungo per la prima volta. — Ci aveva pensato anche lui, ed era un po’ lunatico quella sera; Adele aveva tentato dissipar la tenue nube, ei sorrise dolcemente, ancora pensoso, e le disse:

— Chissà se fra qualche anno non penserai la stessa cosa per me?

— Cattivo! oh, cattivo! esclamò con impeto la moglie buttandoglisi al collo.


Quelle due parole dell’Armandi avevano però gettato un gran turbamento nel cuore di Alberto. Tutte le follie del passato gli sfilavano dinanzi, ironiche, motteggiatrici, assurde, ridicole, prendevano la fisonomia di quella amante floscia, sdentata, e coi capelli grigi; ei fu costretto a domandarsi quali sarebbero stati adesso i suoi sentimenti se l’Armandi, invece di lasciarlo come un guanto rotto in un viale di Torino, avesse sempre continuato ad amarlo; se la gratitudine, il dovere, l’onore, lo legassero ancora a quella donna! Tutto quello che aveva sentito per colei se ne sarebbe dunque andato cogli anni e colla bellezza, poichè non sarebbe rimasto altro legame che il dovere, l’onore e la gratitudine! Allora avea gettato gli occhi sullo specchio, e il suo pensiero era corso di lancio ad Adele. Anch’egli era cambiato, molto cambiato! Quel dubbio, quella timidità,