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— .... Vi faccio orrore?

— No... mi fate pietà.

Andavano rasentando gli alberi per non starsi vicini.

— Quanto avete dovuto soffrire per essere così cambiato! diss’ella alfine.

— Lo credete? mormorò Alberti con uno strano sorriso.

— Sì! Tutte le sante credenze che c’erano nel vostro cuore non si sbarbicano senza dolore. Quando mi avete abbandonata per Velleda, quando vi siete invaghito dell’Armandi, quando avete fatto piangere e avete pianto, c’era ancora qualche cosa in voi. Adesso non ci avete più nulla. I vostri occhi asciutti mi fanno paura!

— E voi? diss’egli con voce che sembrava uscire da sotterra: credete ancora a qualche cosa?

— Credo a ciò che fa battere il mio cuore.

Egli sorrise. — Ciecamente?

— Non posso dubitare di quel che sento.

— Io vi ho ingannata a 16 anni!

— Io sono stata per morirne. Come volete che potessi dubitare del sentimento che mi faceva morire?

Alberti non rispose immediatamente. Poi le piantò gli occhi in viso e domandò:

— Voi siete bella, giovane e ricca; come va che non vi siete maritata?

— Ho sempre rifiutato.

— Per chi?

— Per voi.

— Mi amavate?