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— Cosa sarebbe allora? una cosa volgare! L’attrattiva è nella lotta, nel sacrificio, nell’abisso...

La contessa gli piantò in faccia uno sguardo profondo e pensieroso. Alberti l’evitò, come su tutte le contraddizioni che c’erano nello stato di quella donna gli saltassero agli occhi; sentì che il suo istesso silenzio glielo rinfacciava, e dovette ricorrere al paradosso per giustificar sè e lei. Ella ascoltava avidamente, più convinta di lui, affascinata da quella falsa eloquenza della passione; sorrise e gli disse:

— Cotesta è la teoria del frutto proibito...

— Come m’amate? domandò dopo un voluttuoso silenzio.

Era seduta mollemente, un po’ piegata verso di lui, tenendogli le mani, ombreggiata dai folti ramoscelli, e tutta profumo. Ei la guardò avidamente.

— Così! le disse con un bacio.

— Zitto! esclamò l’Armandi trasalendo e facendosi pallida. Vien gente!

Si udì scricchiolare la sabbia del sentieruolo che incrociavasi col viale pel quale erano venuti.

— Vostro marito! esclamò Alberti con voce sorda, e facendole schermo istintivamente del suo corpo.

La donna s’avviticchiò all’amante, e gli nascose il viso in petto con un voluttuoso terrore. Stettero alcuni istanti immobili, nascosti nell’angolo più oscuro, trattenendo il respiro, coi due cuori che battevano l’un sull’altro. Si udirono i passi avvicinarsi lentamente, passare accanto al padiglione, e allontanarsi a poco a poco.