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Gli amici di casa Manfredini avevano combinato una gita a Fiesole, e naturalmente la madre e la figlia erano della partita; siccome Alberti, vivendo ancora da scapolo, non avea che due cavalli, dei quali uno da sella, il principe Metelliani avea messo la sua carrozza a disposizione delle signore Manfredini. Questa circostanza avea fatto nascere un piccolo diverbio con Alberto che era un po’ geloso del principe, senza che volesse confessarlo; ma la contessa avea spiegato nella lotta tutta la sua vanità di mondana, tutta la sua prepotenza di suocera, e avea vinto. Velleda s’era acconciata alla vittoria colla superba indifferenza che le era particolare. Al ritorno da Fiesole la lunga fila delle carrozze, con in testa la sfolgorante dumont delle Manfredini, avea fatto un giro per le Cascine, e allo svoltar del piazzone il principe era venuto loro incontro a cavallo. Allorchè Velleda, distesa mollemente nella superba caléche, volse uno sguardo su quell’immensa piazza affollata, e vide tutti gli occhi fissarsi sui magnifici cavalli, sulle ricche livree di quell’uomo che stava dinanzi a lei col cappello in mano, il seno le si gonfiò con violenza.

Alberti ebbe il torto di congedarsi un po’ bruscamente quella sera. Velleda gli aveva detto, più freddamente del solito:

— Avete un carattere singolare davvero!

Quand’egli si allontanò l’accompagnò con uno sguardo carico di pensieri; poi alzò leggermente le spalle.