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XX.


Alberto era giunto a Firenze in una disposizione d’animo singolare — vergognoso di sè, cercando Velleda e temendo di rivederla, avendo spesso dinanzi agli occhi il viso pallido e gli occhi ardenti di febbre della cugina, e bevendo, senz’avvedersene, il fascino di quell’altra e tanto diversa bellezza che l’aveva sedotto, coll’aria che respirava, sembrandogli che il vento delle colline rendesse il profumo di quei biondi capelli, che ogni angolo della città, che l’eleganza dei negozî di mode, il fasto degli equipaggi, il sorriso delle donne avvenenti, la giovinezza che sentivasi gonfiare tripudiante nelle vene, avessero, qualche cosa della Manfredini.

La madre e la figlia abitavano un grazioso villino, piccino e civettuolo, posto a ridosso dell’amena collina di Bellosguardo. Il giardino era diligentemente tenuto, le lance del cancello sembravano dorate ieri, i viali non