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DISCORSO SUL TESTO DEL POEMA DI ©ANTE*

Dante avessero scritto presso agli altari domestici, forse che la Divina Commedia, e la Storia del Peloponeso sarebbero al- tre, e non parrebbero più che umane. La pertinacia stolida dei Fiorentini che non sapeva conoscere né voleva ammansare quell’ingegno terribile, tolse un danno gravissimo dall’ Italia ai allora, e da questa miseria d’oggi, e più forse dalla futura, se ve rà dì che il Poema non insegni solnmente a far versi. Ove Dante si foss;e rappacificato co’ suoi concittadini, non avrebbe potuto lasciare dopo di sé tante invettive contr’ essi senza suo disonore; • né infierire con tanto ardore su le iniquità de’ ti- ranni e de’ preti, e de’ demagoghi loro ciechi ministri. Ov’ ei fosse morto in Firenze, avrebbero mutilata, se non distrutta la sua grande opera. E se non moriva co’ suoi figliuoli intorno al suo letto, sarebbesi smarrita fors’ anche in Ravenna: — e poco mancò.

CXLVII. E’ pare che né pur Guido da Polenta fu messo dal* l’ospite suo dentro tutti i secreti della Commedia. Dante lo co- nobbe canuto, e forse 1’ amò; ma non 1’ avea per meritevole delle sue lodi. Era stato esule ghibellino, e tornossi armato in Ravenna sino dall’anno 1275, quando la lega potente dei guelfi Bolognesi e delle città pontificie fu rotta e atterrita per lungo tempo da Guido di Montefeltro % — al quale il Poeta annunziò poi néiV Inferno :

Romngna tua non A, e non fn mal. Senza guerra ne’ cuor de* suoi tiranni; Ma palese nessuna or ven* lasciai.

Rjivonna sta, come stata è molti anni: L’aquila da Polenta la si cova, Sì che Cervia ricuopre co’ suoi ranni ».

11 prossimo verso intorno a Cesena,

— Fra tirannia si vive e stato franco,

sola città a pena libera dalle dittature militari, fa scorgere il titolo di tiranno severamente applicato anche a quel da Po- lenta, che infatti si impadronì della patria, cacciandone le an- tiche famiglie. Dante le deplora scadute in tutte le città di Romagna; e mostra a dito Ravenna:

Ov!è 11 buon Lizio, e Arrigo Mainardl, Pier Tràversai^o, p Guido di Carpignat Romagnuoli tornali in bastardi {


La casa Trarersara, e gli Anastagi;


1 Vedi qui dietro, sez. XL. 3 Muratori, Annali d’ildlia, 3 /n/«rno, XXVII, 37-42.


DISCORSO