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SUL TESTO DEL POEMA DI TANTE. 215

il vocabolo - la sciocca boria di una sola^ città a danno delle altre, e magnificare la storia d’ un tiranni! ccio degno, a dir assai, di r»emorie nelle croniche Veronesi ’. - Pare che per r amore di Verona e della vittoria nelle questioni: - ove Dante incominciasse il Poema: - ove godesse dtl più liberale rico- vero ; e le si fatte - il Maifei ritrovasse in buona fede nella dedicatoria del Paradiso un assegnamento annuale e perpetuo di Cane della Scala al Poeta *. Or il critico inglese vi trova che anzi il Poeta non accattava, né riceveva, né volevn danaro dallo Scaligero ^ Altro io non vedo in tutta quella lunghis- simfi lettera, se non questo : - urget me rei familiaris ùiifjustia,

- sed spero de magnificentia vestra , ut aliter habeatur proce- dendi /acuitasi. - E chiunque legge senz’amore ne odio a Cane della Scala o al Poeta, non troverà, parmi, vestigio di pen- sione assegnata, o sdegnata ; bensì la ripugnanza e la speranza ad un tempo d’ un uomo che allude quasi per incidenza a ciò che gli stava più a cuore; e che, ne per generosità di animo. né per fortezza, né per umano riparo, se non della morte, poteva disobbedire a’ consigli della necessità irresistibile, tanto più quanto egli era padre di parecchi figliuoli, e gli aveva d’ intorno. Ma in ciò pure dissentirà chi crede in tutto al Pe- trarca, il quale infatti scriveva: -«Il padre mio cedendo alla » fortuna dopo l’esilio, si dava tutto ad allevare la sua famiglia : » mentr’ egli (Dante) opponendo fortissimo petto, e perss- » veranza, e amore di gloria, non si sviò dall’ impresa, e po- » spose tutte altre cure. Né 1’ iniquità de’ concittadini, né le » domestiche nimistà, né 1’ esilio, né l’indigenza, né carità di » moglie di figliuoli valevano a distorlo mai dagli studj » e dalla poesia che pure desidera ombra, quiete, e silenzio *. »

- Queste sono lodi a un poeta ed accuse obblique e smaris- sime a un padre ; e non sono vere : e fra non molto parranno peggio che dubbie.

LXXIV. Ed ora questi pochissimi, dalla infinità d’altri esempj di storica imparzialità, potranno incominciare a guidarci per quanto é possibile alla verità del fatto narrato dal Petrarca intorno alla inimicizia fra Cane della Scala ed il Poeta. Dallo stile diverso con che fu riferito da’ varj scrittori, dagli intenti diversi a’ quali viene applicato, dalle conseguenze opposte che ciascheduno n’ha derivato, 1’ unica forse e tristissima opinione


1 Comment on the Divine Comedy, png. 461 e segg., e i luoghi citati dianzi.

2 Scrittori Veronesi, pjig. 50, se^.— Osservazioni letterarie, pajr. 2i9, rispon- dendo al Fontanini. — E presso il Commentalore inglese, la Storta di Verona. voi. 1, pag. 582. — Risorgimento, cap. V, — e allude per avventura all’ opera del Bettinelli , ohe lorse ove trattisi di Dante non merita confutazione , nà vicordanza.

3 Comment on the Divine Comedy, pagg. 49-50.

4 Verso la Qne della lettera. — Opere di Dante, voi. V, pag. 479, ediz. Zatts

5 Petrarca, Epistole , fol. 445: edizione di Lione sotto la data di Ginevra 16)1, 8