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ultime lettere d’jacopo ortis. 111


Che arroganza! credermi necessario! — gli anni miei sono nello incircoscritto spazio del tempo un attimo impercettibile. Ecco fiumi di sangue che portano tra i fumanti lor flutti recenti mucchj d’umani cadaveri: e sono questi milioni d’uomini sacrificati a mille pertiche di terreno, e a mezzo secolo di fama che due conquistatori si contendono con la vita de’ popoli. E temerò io di immolare a me stesso que’ dì pochi e dolenti che mi saranno forse rapiti dalle persecuzioni degli uomini, o contaminati dalle colpe?»


Cercai quasi con religione tutti i vestigi dell’amico mio nelle sue ore supreme, e con pari religione io scrivo quelle cose che ho potuto sapere: però non ti dico, o Lettore, se non ciò ch’io vidi, o ciò che mi fu, da chi il vide, narrato. — Per quanto io m’abbia indagato, non seppi che abbia egli fatto ne’ dì 16, 17, 18 Marzo. Fu più volte a casa T***; ma non vi si fermò mai. Usciva tutti que’ dì quasi innanzi giorno, e si ritirava assai tardi: cenava senza dire parola: e Michele mi accerta, che avea notti assai riposate.

La lettera che siegue non ha data, ma fu scritta addì 19.


Parmi? o Teresa mi sfugge? — essa essa mi sfugge! Tutti — e le sta sempre al fianco Odoardo. Vorrei vederla solo una volta; e sappi ch’io mi sarei già partito — tu pure m’affretti ognor più! — ma sarei partito, se avessi potuto bagnarle una volta la mano di lagrime. Gran silenzio in tutta quella famiglia! Salendo le scale temo d’incontrare Odoardo — parlandomi, non mi nomina mai Teresa. Ed è pur poco discreto! sempre, anche dianzi, m’interroga quando e come partirò. Mi sono arretrato improvvisamente da lui — perchè davvero mi parea ch’ei sogghignasse; e l’ho fuggito fremendo.

Torna a spaventarmi quella terribile verità ch’io già svelava con raccapriccio — e che mi sono poscia assuefatto a meditare con rassegnazione: Tutti siamo nemici. Se tu potessi fare il processo de’ pensieri di chiunque ti si para davanti, vedresti ch’ei ruota a cerchio una spada per allontanare tutti dal proprio bene, e per rapire l’altrui. — Lorenzo; comincio a vacillar nuovamente. Ma conviene disporsi — e lasciarli in pace.

P.S. Torno da quella donna decrepita, di cui parmi d’averti narrato una volta. La sconsolata vive ancora! sola, abbandonata spesso gl’interi giorni da tutti che si stancano di ajutarla, vive ancora; ma tutti i suoi sensi sono da più mesi nell’orrore e nella battaglia della morte.


Seguono due frammenti scritti forse in quella notte; e pajono gli ultimi.


«Strappiamo la maschera a questa larva che vuole atterrirci. — Ho veduto i fanciulli raccapricciare e nascondersi