Pagina:Trattati d'amore del Cinquecento, 1912 – BEIC 1945064.djvu/79

bianche cornici. Ma ora parliamo senza affezzione, naturalmente: la donna, se si vedrá sprezzata dall’amante, si leverá dall’impresa: l’amante non giá, né per cattiva risposta né per acerbo sdegno; ma con la perseveranza dará fede della sua costanza, né si moverá mai finattanto che non conoscerá l’amor suo essere senza speranza, o ch’ella per aventura abbia inclinato l’animo altrove. Allora si, e malagevolmente, cercherá di ritirarsi. Ma la donna, senza considerar piú oltra, subito si leverá. Perché non è da dubitare che, non solamente l’uomo non sia piú costante e la donna meno, ma di piú ancora l’uomo costantissimo e la femina leggierissima.

Baffa. A vostro modo la cosa starebbe bene. Ma invero

10 la voglio sostener fin eh’ io posso. Non fu costante e fida Argia? non fu Evadne? non Laodamia? non la bella asiana Pantea? Dunque fu instabile Penelope, la quale venti anni attese

11 suo marito? Specchiatevi in questo essempio, e poi parlate. Che direte pur di Porzia, di Giulia, cosí stabili e salde? Leggete il buon testor degli amorosi detti, lá dove dice:

L’altra è Porzia, che ’l ferro al foco affina: quell’altra è Giulia, e duolsi del marito, ch’a la seconda fiamma piú s’inchina.

Comparate la stabilitá di voi altri con queste, e poi giudicate sanamente.

Domenichi. Perché poco dianzi vi allegai tre versi dell’innamorato poeta, voi gli repugnaste; ed ora lo citate a vostro favore: ma sia in bene. Questi essempi vi sono piú tosto contrari, perché, additandomegli, venite a render lievi le vostre ragioni. Non sapete, come v’ho detto, che tutte le cose rare si notano per maraviglie e per essempi? E però di queste tali si fa menzione quasi come di miracoli. Ma io non voglio far raccolta d’essempi, di favole e d’istorie; oltre che, quando io volessi, vi potrei far vedere che la moglie d’Ulisse fu tutta il contrario di ciò che si dice, come scrive Licofrone. E però è buona cosa tenersi gli scrittori per amici, ché per lo piú fanno parere il nero per il bianco. Didone veramente fu pudicissima e moglie d’Iarba,