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430 tommaso moro.

Sedur non vi lasciate. Un traditore
Della patria fu Moro. Ei della chiesa
Non volea la riforma; ei ligi a Roma,
A idolatrico culto, ad ignoranza
In eterno voleane. Il sapïente
Nostro monarca, del Vangel fautore
E delle patrie glorie, ire impuniti
Non può, non dèe lasciare i traditori!
Alcuni. È vero! è ver!
1° Cittad.                          Qui di Vangel, di patria.
Parlasi ognora, e vïolenza regna!
Cromwell.Atterrate il ribelle! — E voi fedeli
Cittadini, in silenzio il doloroso
Spettacolo mirate. Al suo destino
Il reo Tommaso Moro ecco vien tratto.
2° Cittad.Come serena il generoso innalza
All’usato la fronte, e amicamente
Alla pietà del popolo che il mira
Sorridendo risponde!


SCENA IV.

Parecchi Soldati fanno far largo. Avanzasi MORO lentamente fra i suoi custodi.


Moro.                                    Ah! ch’io un istante
Qui mi soffermi! — Ecco la via che adduce
Al già felice mio tetto paterno.
Ch’io da lunge un istante ancor vagheggi
Quel caro tetto; d’or innanzi il tetto
Di derelitta vedova languente
E di figli che padre ahi! più non hanno!
Intenerirmi, no, non arrossisco:
I suoi dritti ha natura.
2° Cittad.                                   Oh sventurato!
L’albergo ei mira de’ suoi figli, e piange.
Moro.Questo pianto tergiam. — Su quella casa
La man di Dio riposi, e intemerati
Serbi color che l’abitan, sì ch’uno