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204 mia madre


— Niente! Ma tu devi buscarne da chiunque e devi stare zitto.

E il Buti spiegò, divertendosi a stendere gli spaghi sul banco:

— Perchè i figli dei ladri hanno sempre torto.

— È vero! — disse il Pallucci smettendo istantaneamente di piangere.

Io mi chetai, cominciando a chiedermi: «Perchè mio padre avrà preso quel denaro? Lo poteva prendere? Che cosa farà egli se escirà di prigione? Mi terrà sempre con sè? Morirà lui o io? Bisognerebbe che uno di noi due morisse. E, allora, forse, mia madre potrebbe sposare un altro». Mi ricordo con una esattezza strana di queste domande a me stesso; e ammettevo che mia madre, per il dispiacere e la malattia che le era venuta in seguito a quella disgrazia, potesse rimaritarsi; magari senza di me. Io non scusavo affatto mio padre; anzi, fanaticamente, ero contro di lui e non gli perdonavo, pur volendogli un bene immenso.

La mattina, mia madre era venuta ad accompagnarmi; ma tutti i ragazzi della scuola, anche quelli che non la conoscevano, s’erano messi