Pagina:Tozzi - Giovani, Treves, 1920.djvu/125

118 la matta


Poi, fatti pochi passi, ricominciava a gridare senza mai alzare la testa:

— Bell’uva! Belle pesche!

Era capace di girare tutta la città, sempre lesta, mandando il carretto un poco di traverso, facendolo urtare contro le ruote di qualche carrozza.

Era difficile che io non la vedessi molestare o che nessuno non la guardasse ridendo. Se ne accorgeva? Forse, sì. Ma nel suo povero cervello chi sa quali sensazioni passavano. Qualche volta se ne doleva da sola, a voce alta, senza nemmeno fermarsi; anzi, andando più lesta per fuggire.

— Canaglia! Mascalzoni! Io non vi dò noia! Bell’uva! Belle pesche!

La voce si strozzava; e, invece di poter finire la parola, le veniva un nodo di tosse.

Un’ortolana, che era stata sua amica, le portava tutte le mattine la roba da vendere; quella scartata dagli altri e la peggiore.

La Franchi abitava in una delle strade più sporche di Siena: aveva una stanza sola, più bassa due scalini del lastricato. Là, da una parte, metteva il carretto; e, in un cantuccio,