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— Non si può chiedere a Dio una cosa, di cui non siamo degni.

Pietro porse a Ghìsola il pettine, poi le abbottonò il giacchetto lungo le spalle. Ella, dopo l’ultimo bottone, si volse, e si fece baciare un’altra volta.

E siccome c’era ancora molto tempo, si distese sul letto dove aveva dormito giovinetta. Il suo volto s’indurì, sino a prendere un’aria d’angoscia sinistra. Respinse tutte le carezze di Pietro; non volle esser più baciata, non gli rispose nè meno; qualunque cosa egli tentasse di dire; con gli occhi accigliati e torbidi, la bocca gonfia di collera.

Masa disse:

— Ti senti male? Che cosa hai?

Ella tirò la testa in dietro, quasi il collo s’irrigidisse. Pietro le prese le mani:

— Non è niente. Ti passerà. Ma che cos’hai? Lasciatela fare, Masa.

Ghìsola li guardava ambedue, ora l’uno ora l’altra. Pietro la baciò su i piedi: ella li nascose sotto la sottana. Era il dispiacere d’andarsene? Ma somigliava ad altre volte; a quando s’era accontentato di toccare qualche cosa che gli appartenesse: un nastro, uno spillo; e anche il suo braccialetto d’argento. E gli era impossibile ammettere che ella avesse potuto scambiare con un’altra persona uno dei suoi ninnoli!

Ghìsola avrebbe voluto non muoversi più: