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Il guaio è che i confessori sono inesorabili sull’argomento dei romanzi, e specialmente di questi dello Zola; sarebbe capace d’impormi, a titolo di penitenza, d’incendiare il gabinetto di lettura coi libri, i signori Meiners e figlio, e tutto quanto.

Preferisco pagare il doppio abbonamento.

Questa volta però sono certa che la mia lettera ti riuscirà più interessante del romanzo; sembra il principio d'un romanzo anch'essa; ma d’un romanzo vero. Peccato che questo principio sia destinato a non aver seguito. Peccato per te che leggi, però. Quanto a me, non vorrei che continuasse. Dio me ne scampi!

È la cosa più strana che mi sia mai accaduta, e la più umiliante che si possa immaginare.

Un vicino di casa, un non so chi, un nessuno, che abita, pare, di contro al mio stanzino da bagno, ha avuto il toupè di gettarmi sul balcone una lettera, in cui mi avvertiva di chiudere le imposte, perchè... Lo capisci il perchè.

Ha osato supporre ch'io potrei non chiudere abbastanza le imposte quando non sono abbastanza vestita. È un oltraggio sanguinoso; è quanto dirmi: «Badi, signóra, che lei non ha pudore; io che sono uomo, sento di doverle dare una lezione.

Del resto quel signore si è adombrato a torto; puoi ben figurarti se io chiuda i vetri quando mi spoglio. È lui che mette della malizia dove non ce n’è. M’avrà veduta coperta fin al mento; ma è bastato ch’io fossi nel camerino da bagno per dargli delle idee.... stravaganti.

Ora, ben inteso, ho chiuso vetri, gelosie ed imposte a perpetuità. Avrei voluto murare la finestra del camerino addirittura.