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ai piedi del letto, a quei tristi giorni agitati. Allorchè contemplava le membra gracili e qualche volta ancora tremanti della cara persona provava una tenerezza nuova, più profonda, più intensa, e insieme una commiserazione affettuosa per quel che ella avea dovuto soffrire, una grande devozione, un gran rispetto per la debole creatura che gli avea dato tal lezione di forza. In alcuni momenti avea vergogna, trovavasi umiliato dinanzi a lei così nobile e modesta, sentiva confusamente una gran gioia di amarla tanto, e d’esserne tanto amato, per dimenticare insieme a lei.


Verso gli ultimi del giugno, Rendona diede finalmente la sua approvazione a quel famoso progetto d’andare a passare l’estate in campagna, che Giorgio ficcava in tutti i discorsi, e suggeriva come il rimedio per eccellenza. Faceva già troppo caldo per andare a Tremestieri o alla Piana; Erminia avea fatto accettare Giarre. I preparativi furono una grande occupazione e una gran festa. Partirono finalmente una domenica, col treno della mattina; dal cielo sembrava piovere