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58 DEGLI ANNALI

era, starsi dentro alle trincee, e per dar animo al nimico d’accostarsi a spugnarle, e allora da tutte bande uscire. Quella sortita gli condurrebbe al Reno. Fuggendo, aspettassonsi più boschi, più pantani, più crudi nimici: vincendo, ornamento e gloria„. Le cose a casa care, alla guerra onorate ricordò loro; e le avverse tacette. Indi diede i cavalli, prima i suoi, poi que’ de’ Legati e tribuni, senza precedenze a’ più forti, i quali prima, e li pedoni poscia investissero il nemico tenuto in agonia non minore della speranza, cupidigia e dispareri de’ capi.

LXVIII. Arminio diceva: „Lasciategli uscire, e di nuovo in quelle memme accerchiateli„. Inguiomero più feroce, e grato a’ Barbari, prometteva, assaltando il campo, presa certa, più prigioni, preda netta. All’Alba scassano i fossi, riempiongli di fascine, inarpicano su lo steccato: difenditori vi trovan pochi, e quasi per paura attoniti. Quando furon ben accosto, i nostri, dato il segno, sonarono i corni e le trombe, e con grida e impeto, cinsero alle spalle ì Germani, rimproverando loro: „Qui non boschi, non marosi, non luoghi vantaggiosi, non Iddii parziali„. Al nemico, credutosi poca gente, e svaligiata inghiottire, il rumor delle trombe, il luccicar dell’armi, quanto meno aspettata cosa, gli uscì addosso maggiore: e que’ feroci nella bonaccia, abbiosciati nella tempesta, morieno. Arminio sano, Inguiomero dopo grave ferita usciron dello stormo, la gente andò a fìl di spada quanto ne volle l’ira e il giorno. Di notte finalmente le legioni si ritornarono afflitte dalla fame medesima, e più ferite; tuttavia la vittoria dava loro forza, vivanda, sanità, e ogni cosa.