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36 DEGLI ANNALI

Clausidio, gli porse il coltel suo, dicendo: „Questo è più aguzzo„. Atto barbaro e di pessimo esempio paruto insino a quelli stessi arrabbiati, che diero agli amici di Cesare agio a dargli di piglio, e portarlo nel padiglione.

XXXVI. Quivi si fece consiglio; intendendosi che mandavano messaggi all’esercito di sopra per tirarlo dalla loro: volevano spianar la terra degli Ubj; e arricchiti romper nelle Gallie a predare, abbandonata la riva, che era il peggio; perchè il nemico, di tal disordine nostro avvisato, l’occuperebbe; andandosi con forze forestiere a rattenerli, eccoti una gran guerra civile. Pericoloso il rigore; brutta la pazienza, tutto o nulla concedere, ripentaglio della repubblica. Bilanciato il tutto, si fecero lettere in nome del principe: Che chi avesse servito vent’anni, se n’andasse: chi sedici, benemerito fusse, ma rimanesse alle ’nsegne solamente a difesa; il lascio si pagasse a doppio1.

    Ad altri non è paruto indegnità della storia contare che Domiziano imperadore infilzava le mosche negli spilletti; che Commodo tracannava vino nel teatro, e ’l popolo gridava pro, pro: ed ei lo frecciava quasi Ercole gli Stinfalidi. E teneva un capo di struzzolo alzato nella sinistra, e la spada sanguinosa nella destra, e scotendo la testa feroce, voleva che ognuno spiritasse: onde alcuni, che non potean tener le risa, mangiaron foglie della loro grillanda dello alloro per vomitare e parer di ridere del vomito; che l’esercito di Severo in Arabia non poteva nella bocca riarsa spicciare altra parola, che acqua acqua! che Geta s’avventò al collo a Giulia, gridando, mamma, mamma! Se adunque i sì fatti, per forte rappresentare, scendono a bassezze sì fatte, ben posso io errar con loro, e qui dire, Ficca ficca! che risponde a quel ficcarsi il pugnale nel petto, detto poco di sopra.

  1. Altri narrano questo pagamento esser seguito così. Sot-