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264 DEGLI ANNALI

annovale, quella ch’ei fece per lo natale d’Augusto co’ sacerdoti, dolendosi della potenza di M. Lepido e di L. Arunzio, co’ quali piativa moneta; aver detto: „Loro favorirà il senato e me il mio Tiberiolino.„ Di tutto sollecitavan convincerlo i primi della città, se e’ non s’appellava a Cesare. Eccoli ima lettera, a modo di difesa, che, narrato prima il principio della sua amicizia con Cotta, e li molti servigi da lui ricevuti chiedeva non facessero criminali le parole, massimamente dette nell’allegrie delle mense.

VI. Notevole fu di quella lettera, questo principio: „Che mi vi scrivere, o come, o che non vi scrivere in questo tempo, facciali gl’Iddii e le Iddie di me più strazio, che io tutto di non mi sento entro fare, se il so.„ Tanto gli erano crude giustiziere le stesse sue scelleritadi. Però soleva ben dire quel sovrano in sapienza1: „Se gli animi de’ tiranni

  1. Platone nel 4 della Repubblica. Lucrezio nel terzo esprime il rodimento della coscienza mirabilissimamente:

    Sed melus in vita paenarum pro malefactis
    Est insignibus insignis, scelerisque luela,
    Carcer, et horribilis de saxo iactus deorsum,
    Verbera, carnifices, robur, pix, lamina, taedae:
    Quae tamen etsi absunt; at mens sibi conscia facti
    Praemetuens adhibet stimulos, torretque flagellis:
    Nec videt interea qui terminus esse malorum
    Possit, nec quae sit paenarum denique finis,
    Atque eadem metuit magis haec ne in morte gravescant.

    Iniquilatem meam ego cognosco, et peccatum meum contra me est semper, dice David. Però voleva fuggire e nascondersi Caino, morto Abele, tremando a verga a verga, che chiunque lo trovasse non l’uccidesse, come dice la Genesi al 4. Aristotile nel 9 dell’Etica, c. 3, dice: „Che l’uo-