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Annetta aveva deposto il giornale. Si appoggiava indolentemente con ambedue le braccia al tavolo: 

— C’è una novità, caro cugino! ti sorprenderà!  

Aveva l’aspetto di deriderlo. 

Macario finse dispiacere: 

— La so già. Infatti non l’avrei mai creduto. Lo zio abbandona la città in piena stagione di affari! Queste mura sono poi solide che dalla sorpresa non cadano? L’ho incontrato sulle scale e mi ha raccontato la novità, però con tutt’altra faccia di quella che hai tu adesso! 

Gestiva parlando; aveva degl’indugi durante i quali metteva le mani all’altezza delle orecchie, quasi accennando con le dita tese a dei sottintesi che Alfonso non comprendeva. 

— Capisco che non ne sia lieto, — disse Annetta. — Quando però qui si vuole, — e si toccò coll’indice la fronte, — basta. 

Macario asserí che d’inverno Parigi era piú noioso che d’estate. Pareva prendesse una piccola rivincita per una disfatta toccatagli; si capiva ch’egli aveva cercato d’impedire questo viaggio. 

— D’inverno hanno sempre qualche cosa per il capo che ne fa gente intrattabile. Ogni giorno Parigi si occupa di un solo argomento che preoccupa tutti, ma tutti. Un giorno della caduta di un ministero, l’altro del discorso di un deputato, il terzo di un omicidio. Sempre noiosi! — concluse. 

Annetta, che in questa descrizione riconosceva il Parigi dei romanzi, esclamò: 

— Sempre simpatici! 

Aveva cercato invano quel Parigi in un suo viaggio precedente. 

— Affari di gusti. Si va da un amico, non ti parla che della revolverata toccata a Gambetta; si tratta con qualcuno d’affari ed il vostro cliente è preoccupato dalle revolverate e da Gambetta; si va dal calzolaio e anche lui non vi parla che di Gambetta e qui meno male. 

Alfonso rise forte dello scherzo perché non trovava di