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e per venticinqu’anni m’astenni dallo scrivere. Se ci fu errore, fu errore mio.

Questa seconda edizione di Senilità fu resa possibile da una parola generosa di James Joyce, che per me, come poco prima per un vecchio scrittore francese (Edoardo Dujardin) seppe rinnovare il miracolo di Lazzaro. Che uno scrittore sul quale incombe imperiosa l’opera propria, abbia saputo più volte sprecare il suo tempo prezioso per favorire dei fratelli meno fortunati, è tale generosità che, secondo me, spiega l’inaudito successo ch’egli ebbe, poichè ogni altra sua parola, tutte quelle che compongono la sua vasta opera, furono espresse dallo stesso grandissimo animo.

La mia fortuna non s’arrestò qui: uomini del valore di Beniamino Crémieux e Valéry Larbaud mi regalarono il loro tempo e il loro affetto. Così potè avvenire che quasi metà del numero del 1.° Febbraio dell’anno scorso della rivista Le Navire d’Argent potè essere dedicata a me. Il Crémieux vi pubblicò uno studio sui miei tre romanzi e la traduzione di alcuni capitoli de La Coscienza di Zeno e il Larbaud quella di parte di due capitoli di questa vecchia Senilità. La predilezione del Larbaud per questo romanzo me lo rese subito caro come nel momento stesso in cui l’avevo vissuto. Lo sentii subito nettato da un disprezzo durato per trent’anni, cui io, per debolezza, avevo finito con l’associarmi.

L’articolo del Crémieux — una pietra miliare nella mia vita — suscitò a sua e anche mia grande sor-