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riusciva di tenerlo in vita e invece non sapevamo ammazzare quello di Guido, ch’essendo di un debitore dubbioso, tenuto così, era una vera tomba aperta nella nostra azienda».

Di contabilità si continuò a parlare per lungo tempo, in quell’ufficio. Guido s’arrabattava per trovare un altro modo che avesse potuto proteggerlo meglio da eventuali insidie (così egli le chiamava) della legge. Io credo che egli abbia anche consultato qualche contabile perchè un giorno venne in ufficio a propormi di distruggere i libri vecchi dopo averne fatti di nuovi sui quali avremmo registrata una vendita falsa ad un nome qualunque che avrebbe poi figurato di averla pagata con l’importo prestato da Ada. Era doloroso dover disilluderlo perchè era corso all’ufficio animato da una tanta speranza! Proponeva una falsificazione che proprio mi ripugnava. Finora non avevamo fatto altro che spostare delle realtà minacciando di danneggiare chi implicitamente vi aveva dato il suo consenso. Ora, invece, egli voleva inventare dei movimenti di merci. Vedevo anch’io che così e solo così, si poteva cancellare ogni traccia della perdita subita ma a quale prezzo! Bisognava anche inventare il nome del compratore o prendere il consenso di chi volevamo far figurare come tale. Non avevo niente in contrario di veder distruggere i libri che pur avevo scritti con tanta cura, ma era seccante farne di nuovi. Feci delle obbiezioni che finirono col convincere Guido. Una fattura non si simula facilmente. Bisognerebbe saper falsificare anche i documenti comprovanti l’esistenza e la proprietà della merce.

Egli rinunziò al suo piano, ma il giorno seguente capitò in ufficio con un altro piano che anch’esso im-