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me la restituì dicendomi che pochi giorni prima il Copler le aveva portata la mesata e che per il momento essa proprio non aveva bisogno di danaro. La mia inquietudine aumentò per un’antica idea che m’ero fatta che le donne veramente pericolose non accettano poco denaro. Essa s’avvide del mio malessere e con un’ingenuità deliziosa e che apprezzo solamente ora che ne scrivo, mi domandò poche corone con le quali avrebbe acquistati dei piatti di cui le due donne erano state private da una catastrofe in cucina.

Poi avvenne una cosa che lasciò un segno indelebile nella mia memoria. Al momento di andarmene io la baciai, ma questa volta, con tutta intensità, essa rispose al mio bacio. Il mio veleno aveva agito. Essa disse con tutta ingenuità:

— Io le voglio bene perchè lei è tanto buono che neppure la ricchezza potè guastarla.

Poi aggiunse con malizia:

— Io so ora che non bisogna farla attendere e che fuori di quel pericolo non ce n’è altro con Lei.

Sul pianerottolo essa domandò ancora:

— Potrò mandare a quel paese il maestro di canto assieme al Copler?

Scendendo rapidamente le scale io le dissi:

— Vedremo!

Ecco che qualche cosa restava tuttavia in sospeso nei nostri rapporti; tutto il resto era stato chiaramente stabilito.

Me ne derivò tale malessere, che quando arrivai all’aria aperta, indeciso mi mossi nella direzione opposta a quella della mia casa. Avrei quasi avuto il desiderio di ritornare subito subito da Carla per spiegarle an-