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cattive notizie che il tavolino gli aveva date, non fossero state portate da uno spirito. Mi disse:

— Scommetto che dapprima non avete mosso il tavolo di proposito. L’avrete mosso la prima volta senza volerlo, eppoi appena avrete deciso di moverlo con malizia. Così la cosa conserverebbe una certa importanza, cioè soltanto fino al momento in cui non decideste di sabotare la vostra ispirazione.

Ada si volse e mi guardò con curiosità. Essa stava per manifestare a Guido una devozione eccessiva perdonandomi perchè Guido m’aveva concesso il suo perdono. Glielo impedii:

— Ma no! — dissi deciso. — Io ero stanco d’aspettare quegli spiriti che non volevano venire e li sostituii per divertirmi.

Ada mi volse le spalle arcuandole in modo ch’ebbi tutto il sentimento d’essere stato schiaffeggiato. Persino i riccioli alla sua nuca mi parve significassero disdegno.

Come sempre, invece che guardare e ascoltare, ero tutt’occupato dal mio proprio pensiero. M’opprimeva il fatto che Ada si comprometteva orribilmente. Ne provavo un forte dolore come dinanzi alla rivelazione che la donna mia mi tradisse. Ad onta di quelle sue manifestazioni d’affetto per Guido, essa tuttavia poteva ancora essere mia, ma sentivo che non le avrei mai perdonato il suo contegno. E’ il mio pensiero troppo lento per saper seguire gli avvenimenti che si svolgono senz’attendere che nel mio cervello si sieno cancellate le impressioni lasciatevi dagli avvenimenti precedenti? Io dovevo tuttavia movermi sulla via segnatami dal mio proposito. Una vera, una cieca ostinazione. Volli anzi rendere il mio proposito più forte registrandolo un’altra vol-