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stata fatta d’autunno e che ora ci trovavamo in piena primavera.

— Sì! Cinque! — disse la signora pensandoci su come se avesse voluto rivedere il mio calcolo. Poi, con aria di rimprovero: — A me sembra che voi compromettiate Augusta.

— Augusta? — domandai io credendo di aver sentito male.

— Sì! — confermò la signora. — Voi la lusingate e la compromettete.

Ingenuamente rivelai il mio sentimento:

— Ma io l’Augusta non la vedo mai.

Essa ebbe un gesto di sorpresa e (o mi parve?) di sorpresa dolorosa.

Io intanto tentavo di pensare intensamente per arrivare presto a spiegare quello che mi sembrava un equivoco di cui però subito intesi l’importanza. Mi rivedevo in pensiero, visita per visita, durante quei cinque mesi, intento a spiare Ada. Avevo suonato con Augusta e, infatti, talvolta avevo parlato più con lei, che mi stava a sentire, che non con Ada, ma solo perchè essa spiegasse ad Ada le mie storie accompagnate dalla sua approvazione. Dovevo parlare chiaramente con la signora e dirle delle mie mire su Ada? Ma poco prima io avevo risolto di parlare con la sola Ada e d’indagarne l’animo. Forse se avessi parlato chiaramente con la signora Malfenti, le cose sarebbero andate altrimenti e cioè non potendo sposare Ada non avrei sposata neppure Augusta. Lasciandomi dirigere dalla risoluzione presa prima ch’io avessi veduta la signora Malfenti e, sentite le cose sorprendenti ch’essa m’aveva dette, tacqui.

Pensavo intensamente, ma perciò con un po’ di con-