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pace, determinai conoscer il mio, e venire alla divisione teco; e questo io fo, non chè abbia mai ricevuta ingiuria da te, ma acciò che ad ogni mio volere possa disponere le cose mie. Ermacora, inteso il sciocco voler del fratello, non si puote astenere che non si ramaricasse: e principalmente non essendovi causa, per la quale egli dovesse moversi sì leggermente a separarsi da lui; e con dolci ed affettuose parole incominciò ammonirlo ed essortarlo, che da questo iniquo pensiero si dovesse rimovere. Ma Andolfo, più ostinato che prima, persisteva nel suo malvaggio volere; nè considerava il danno che avenir ne poteva. Onde con voce robesta disse: Ermacora, egli è commun proverbio che ad uomo deliberato non giova consiglio; e però non fa bisogno che con tue lusinghevoli parole mi rimovi da quello che già fermamente proposi nell’animo mio, nè voglio che mi astringi a renderti la ragione, per la quale io mi muova a separarmi da te. E quanto più tosto farai la divisione, tanto maggiormente mi fia grato. Udendo Ermacora il fermo voler del fratello, e vedendo di non poterlo con dolci parole rimuovere, disse: Poscia che così ti aggrada che noi dividiamo il nostro avere, e che l’uno e l’altro si separi, io — non però senza grave dolore e grandissimo discontento — sono apparecchiato di sodisfarti e adempire ogni tuo volere. Ma una sol grazia a te addimando: e pregoti che quella non mi neghi, e negandola presto vedresti il termine della vita mia. A cui Andolfo: Dì che ti piace, rispose; chè in ogni altra cosa, fuor in questa, son per contentarti. All’ora disse Ermacora: Dividere la robba e separarsi l’uno da l’altro, è giusto e ragionevole; ma dovendosi far questa divisione, io vorrei che tu fosti il partitore, facendo le parti sì che niuno s’avesse a re-