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derai, figliuolo mio, il mio consiglio, tu troverai il uuon dì, e ne rimarrai contento. Lucilio, — che così era il nome del figliuolo, — ignorante più che l’ignoranzia, non intendeva la madre; ma risguardando alla scorza, e non alla mente delle parole, eccitato dall’alto e profondo sonno, si partì, e andò fuori d’una porta della città, e si pose a dormire a traverso la strada all’aria, dove impediva questi e quelli che veniano nella città e parimenti che andavano fuori. Avenne per aventura che quella notte tre cittadini Cesenni erano andati fuori della città per cavare un certo tesoro che trovato avevano, e portarselo a casa. Poi che l’ebbero cavato, volendolo portar nella città, si scontrarono in Lucilio, che sopra la strada giaceva; non però all’ora dormiva, ma stavasi vigilante per trovar il buon dì, sì come ammaestrato l’aveva la madre. A cui il primo delli tre cittadini indi passando disse: Amico mio, ti sia il buon giorno; — ed ei rispose: Ne ho uno, — de’ giorni intendendo. Il giovane cittadino conscio del tesoro, interpretando altrimenti le parole di quello che erano dette, pensò che dicesse di sè. Il che non è maraviglia, perciò che è scritto che quelli che sono colpevoli, pensano sempre che in tutte le cose si parli di sè. Passando il secondo, simelmente salutollo, e diègli il buon giorno. Lucilio all’ora replicando disse averne duoi, intendendo di buoni giorni. L’ultimo passando anco egli porse medesimamente il buon giorno a costui. All’ora Lucilio, tutto allegro, levatosi in piedi: Gli ho tutti tre, disse, ed emmi successo prosperamente il mio disegno; — volendo dire ch’egli aveva tre buoni dì. I cittadini, temendo forte che ’l giovane andasse al Rettore a manifestarli, chiamatolo a sè, e raccontatogli il caso, lo fecero compagno nel tesoro, dandogli la quarta parte di quello. Il giovane, allegramente tolta la parte sua, n’andò a