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motto che l’uno e l’altro andasse a riposare, ritrovandosi però insieme la mattina seguente. Venuto il chiaro giorno, l’asino e il leone si ritrovarono insieme, ed ivi determinarono d’andare alla caccia: ma uno in uno luoco e l’altro nell’altro, e poscia ad una medesima ora ritrovarsi insieme: e qual di loro arrà preso maggior numero di animali, il monte sia suo. Il leone, andato in preda, prese molte fiere salvatiche; ma l’asino, trovato l’uscio d’una casa aperto, entrò dentro; e veduto nell’aia un grandissimo cumolo di melega, a quello s’avicinò, e tanta ne prese, che quasi il pancirone era per scoppiare. Ritornato l’asino a l’ordinato luoco, si mise a posare: e per la gran pienezza spesso scoccava la ballestra, la quale ora s’apriva, ora si serrava, a guisa della bocca di un gran pesce ch’è fuori del fiume in secca terra. Vedendo una gracchia, che per l’aria volava, l’asino in terra prostrato giacere, nè punto muoversi, che morto pareva, e vedendo sotto la coda la mal digesta melega e le natiche tutte imbrattate di sterco, scese giù e cominciò beccare; e tanto innanzi se n’andò, che pose il capo dentro delle natiche. L’asino, sentendosi beccare nel forame, chiuse le natiche; e la gracchia col capo dentro presa rimase, e se ne morì. Tornato il leone con la gran preda al diputato luogo, vide l’asino giacere interra; e dissegli: Vedi, compagno mio, gli animali ch’io presi? Disse l’asino: In che modo facesti a prenderli? Il leone raccontò il modo che tenuto aveva. Ma l’asino interrompendolo disse: O pazzo e privo di senno! tu ti affaticasti tanto stamane circondando e boschi e le selve e i monti, e io me ne sono stato qui d’intorno, e, prostrato a terra, con le natiche presi tante gracchie e tanti altri animali, che mi sono, come tu vedi, lautamente pasciuto. E questa sola mi è rimasta nelle