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capo secondo 53

essa vedesi che, non qualificandosi quel sovrano se non come re de’ Franchi, dovette essere coniata dalla zecca di Milano prima dell’anno 800, in cui venne in Roma proclamato imperatore; e di questa e delle altre monete milanesi ne tratterò distintamente in una separata dissertazione, e ciò per non frammischiare l’erudizione colla storia. Può sembrare strano il pensiero di Desiderio e di Carlo Magno di porre in attività la zecca di una città distrutta, e quasi disabitata da due secoli e mezzo: ma la gloria di moltiplicare le metropoli suddite, e richiamare a una vita apparente l’antica sede del prefetto d’Italia, basta a spiegarne la cagione. È però certo, come molti documenti e autori ci attestano, che Carlo Magno, nel tempo del suo soggiorno nell’Italia, si trovò in varie città, facendovi qualche dimora, ma di Milano non vi si fa cenno alcuno, perlochè nasce dubbio ch’ei non la vedesse neppure; laddove in Pavia, nell’801, vi pubblicò alcune leggi. Vero è che Pipino, figlio di Carlo Magno, morì in Milano nell’810; ma ciò non accadde già perchè quivi quel principe tenesse la sua corte. Egli morì attraversando Milano, mentre veniva alla guerra co’ Greci e co’ Veneti; e il trasporto che si fece del di lui cadavere sino a Verona per tumularlo nella chiesa di San Zenone, fa sospettare che non vi fosse allora in Milano modo di fargli i funerali colla pompa conveniente al di lui carattere. Lottario, volendo stabilire delle scuole pubbliche nell’Insubria, le collocò a Pavia, dove, nell’823, fece venire certo Dongallo per ammaestrare i giovani nel poco che allora si sapeva, e di Milano nessun pensiero si prese. Non si sono finora conosciute carte nè di Carlo Magno, nè di Lodovico, nè di Lottario, nè di Lodovico II, imperatori e re d’Ita-