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che ci vennero in compagnia dei Trezenj, i quali erano loro vicini, e stati anche loro sudditi1, e nulla aveano che fare coi Dori della Fenicia. Ma l’abbiano fondata, o no, resta sempre a vedere, chi abbia fatte le mura, e i tempj, che vi si vedono al presente. Ragion vuole, che se ne faccia autore quel popolo, al quale possa convenire il gusto, e la maniera delle fabbriche, e tutte le circostanze storiche. Nessuna di queste cose potrà mai convenire agli Etruschi. Prima dei Greci, come dicemmo, nulla si sa nè della magnificenza della città, nè de’ suoi fondatori, nè qual nazione l’abbia posseduta, nè del suo nome qual fosse. Al più si ricava dal citato Scimno di Chio, e da Strabone2, che in quella regione fossero allora gli Enotrj. Quando l’abbiano posseduta i Greci, ossia la colonia dei Sibariti, è certo a un di presso, costando della fondazione di Sibari nell’olimpiade xix. secondo Eusebio nella sua Cronica, o qualche anno prima secondo Scimno; e della sua rovina, che fu nell’olimpiade lxvii.3. Ora esaminando tutto ciò, che può cavarsi dalla storia, vediamo, che la città fu detta Posidonia, che vale città di Nettuno, dai Greci; e il nome di Pesto le fu dato dopo4, abbreviando, e storpiando il primo nome, secondo che notò anche il Salmasio5, non mai prima, o contemporaneamente: dunque una gran parte, e in numero ben grande, delle monete di quella città, col nome di Posidonia, riportate da tanti scrittori, e in maggior copia dal P. Paoli6, sono del tempo dei Greci, come lo provano anche la bellezza del lavoro, e le lettere, le quali non solamente sono greche, ma della forma usata in quei tempi; e in tutto sono molto migliori delle altre fatte al tempo dei Romani7. A questa epoca, e per qualche tempo appresso, tutti gli scrittori portano il più gran lustro, potenza. ricchezza., e buon gusto della nazione greca, nella Grecia, nella Sicilia, e nella Magna Grecia. Allora in Grecia fioriva Aristide, Milziade, Temistocle, Nicia, Demostene, Pericle, e gli altri famosi ca-


pita-


  1. Pausania lib. 2. cap. 30. pag. 183.
  2. lib. 6. pag. 388. C.
  3. Vedi qui avanti Tom. iI. pag. 90., e lo Scaligero a! luogo citato d’Eusebio.
  4. Strabone lib. 5. in fine, pag. 384., Plinio lib. 3. cap. 5. sect. 10.
  5. Plin. exerc. in Solin. c. 2. pag. 47. D.
  6. Tav. 58. segg.
  7. Vedi l’Eckhel Numi vet. anecd. par. I. pag. 40.