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sull’Architettura degli Antichi. 25

§. 11. La terza specie de’ materiali, ossia la calcina, si preparava dagli antichi Romani, come si fa anche al presente, colla pozzolana; terra chiamata allora collo stesso nome, cioè pulvis puteolanus, senza dubbio per essere stata scoperta la prima volta a Puteoli, oggidì Pozzuolo presso Napoli. La pozzolana è o nericcia, o rossigna: quella che è nericcia, è ferruginosa, più pesante, e più secca dell’altra; e si usa principalmente negli edifizj sott’acqua, perchè essendo magra si screpola con facilità esposta all’aria; l’altra è più terrosa, ed è migliore per le fabbriche in terra. La prima specie si trova nei contorni di Napoli, non però la seconda: ma l’una e l’altra si cava a Roma, e nelle sue vicinanze, e non se ne trova in alcun’altra parte d’Italia. Contuttociò è da notarsi, che gli antichi hanno fatto poco uso della pozzolana rossigna; quando all’opposto ora si stima più della nericcia. Neppure si trova la pozzolana nelle campagne di Roma vicine al mare: cosicchè gli antichi, che l’hanno adoprata in Anzio, l’avranno tratta da Napoli, donde si prende anche oggidì; costando meno a farla venire di colà per mare, che a farla trasportare per vettura, o sui carri da Roma1. Si porta in Toscana per mare fino a Livorno, e ne va pure in altre parti. L’Alberti nella sua opera sull’Architettura2 parla della pozzolana come d’una cosa di cui non avea cognizione alcuna, se non per relazione altrui: nè poteva essergli nota in altra guisa, essendo egli fiorentino3. In altro luogo la confonde col rapillo4. Pa-

Tom. III. D re


    la parte, che ora si Tede, è la mole Adriana. Della stessa pietra erano le colonne dei portici della casa di Ortensio sul Palatino, abitata poi tal quale da Augusto sin che visse. Suetonio nella di lui vita, cap. 72. Le colonne fatte di questa pietra, o di tufo, o di travertino in qualche fabbrica sono intonacate di un fortissimo stucco, quali sono fra le altre quelle del tempio di Cora, di cui si parlerà qui appresso, e quelle del tempio secondo di Pesto, di cui si è parlato avanti pag. 6.

  1. E non potrebbe anche portarsi per il tevere, e quindi per mare?
  2. Dell’ architett. lib. 2. cap. 12.
  3. lib. 3. cap. 16. [Parla del rapillo propriamente, che dice buono per fare lastrichi.
  4. È stato però in Roma, e architetto di Niccolò V., come narra il Vasari nella di lui vita, fra le vite degli Architetti, ec. Tom. iI.