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Pur tuttavia le cose in quel tempo stavano agli antipodi delle parole. E a tal proposito osserveremo che diceva bene il filosofo Democrito quando annunciava che la verità era in fondo di un pozzo, perchè crediamo ancor noi ed agevolmente ci persuadiamo che la verità poco si trovi, e difficilmente siasi trovata anche nei tempi decorsi, salvo che non voglia ricorrersi alla decantata età dell’oro, che così bene ci venne dipinta dal poeta Giovenale con quei versi della sesta satira, i quali noi, cambiata la parola pudicitiam in veritatem, riportiamo:

Credo veritatem Saturno Rege moratam
In terris, visamque diu: cum frigida parvas
Prseberet spelunca domos; ignemque, Laremque,
Et pecus, & dominos, communi clauderet umbra.


Imperocchè mentre abbiamo enumerato le feste per la costituzione, i popolari tripudi, le dimostrazioni di ossequio al pontefice, gl’indirizzi, e i rendimenti di grazie del popolo beneficato al sovrano beneficatore, non che le compiacenze e le benedizioni pontificie, tutte quelle dimostrazioni insomma di affetto reciproco fra il sovrano ed il popolo, in guisa che, giudicando dalle apparenze, ognuno avrebbe creduto che Roma si trovasse in un paradiso terrestre, chi potrebbe immaginare che lo stesso giorno 14 di marzo in cui si sottoscriveva la costituzione, che chiamossi statuto, venisse dettato ed emanato dall’animo contristato del sommo pontefice l’atto seguente?

«Romani, e quanti siete figli e sudditi pontifici, ascoltate ancora una volta la voce di un padre che vi ama, e che desidera di vedervi amati e .stimati da tutto il mondo. Roma è la sede della religione, ove sempre ebbero stanza i ministri della medesima, che sotto diverse forme costituiscono quella mirabile varietà, della quale è bella la Chiesa di Gesù Cristo. Noi v’invitiamo tutti e v’in-