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in aria nelle idee popolari, e anche oggidì uno che vive nelle astrattezze si dice che sta nel regno della Luna. Là si trova in varie ampolle un liquore sottile e molle, che è il senno che si perde in terra.

Di sofisti e di astrologhi raccolto
E di poeti ancor ve n’era molto.

Chiama sofisti i filosofi e li mette a un mazzo con gli astrologhi e i poeti. Dove il medio evo vedea il maggior senno, egli vede vacuità e astrazione. La fine è di una schietta allegria.

E vi son tutte l’occorrenze nostre;
Sol la pazzia non vi è poca, nè assai,
Che sta qua giù, nè se ne parte mai.

L’ironia colpisce anche Angelica, la figliuola del maggior re del Levante, l’amata di Orlando, di Rinaldo, di Sacripante, di Ferraù, che finisce moglie di un povero fante. La scena comincia nel Boiardo con le più eroiche apparenze della cavalleria, giostre, tornei, duelli, con Carlomagno circondato de’ suoi paladini, tra il fiore dei cavalieri di Francia, di Spagna, di Lamagna, d’Inghilterra, tra cui pompeggia la figura di Angelica, la reina del racconto, e va a finire in un idillio, negli amori di Angelica e Medoro. Ciò che nel Boiardo ha proporzioni epiche e cavalleresche, soprattutto nelle battaglie di Albracca, passando nel cervello di Ludovico, si trasforma in una concezione ironica.

Anche nella guerra tra Carlo e Agramante, unità esteriore e meccanica del poema, la cavalleria è guardata da un aspetto comico. Il lato eroico della cavalleria è l’individualità, quella forza d’iniziativa che fa di ogni cavaliere l’uomo libero, che trova il suo limite in sè stesso, cioè a dire nelle leggi dell’amore e del-