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dell’Ariosto? Non altro che rappresentare e dipingere quel mondo della cavalleria. Omero canta l’ira di Achille; Virgilio canta Enea; Dante canta la redenzione dell’anima; l’Ariosto non canta l’impresa di Agramante o di Carlo e non le furie di Orlando e non gli amori di Ruggiero e Bradamante; l’impresa di Agramante è per lui come un punto fisso intorno al quale si sviluppa il mondo cavalleresco, non lo scopo, ma il tempo e il luogo nel quale si mostra quel mondo. Egli canta le donne, i cavalieri, le cortesie e le audaci imprese, che furono a quel tempo, che Agramante venne in Francia. Le furie di Orlando e gli amori di Ruggiero sono non episodii, appunto perchè non ci è un’azione unica e centrale, ma parti importanti di quell’immensa totalità che dicesi mondo cavalleresco. L’unità è dunque non questa o quella azione e non questo o quel personaggio, ma è tutto esso mondo nel suo spirito e nel suo sviluppo nel tal luogo e nel tal tempo. Se l’impresa di Agramante fosse non il semplice materiale dove si sviluppa il mondo cavalleresco, ma una vera e seria azione, lo scopo del poema, e se Orlando e Ruggiero fossero episodii in quest’azione, il romanzo sarebbe così difettoso, come difettosa sarebbe la divina Commedia, a volerla giudicare con lo stesso criterio. Belli questi episodii che invadono l’azione e la soperchiano! Bella quest’azione che ha i suoi accidenti più importanti fuori del poema nella storia del Boiardo, e che ispira un interesse molto mediocre al poeta, il quale se ne ricorda solo allora, che ha bisogno di raccogliere le fila troppo sparse in un centro, e volentieri e per lungo tempo se ne dimentica, e finita essa, continua senza di essa! Unità d’azione ed episodii sono un linguaggio convenzionale venutoci da Aristotile e da Orazio, e sarebbe cosa assurda a volerlo applicare al mondo cavalleresco. Perchè l’essenza di quel mondo è appunto la libera iniziativa dell’individuo, la mancanza di serietà,