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Perciò la materia non è quello in cui le cose si fanno, ma quello di cui ogni specie naturale si produce. Ciò che, oltre i pitagorici, Anassagora e Democrito, comprese anche Mosè, quando disse: Produca la terra li suoi animali quasi dicesse: producale la materia. Adunque le forme ed entelechie di Aristotile e le fantastiche idee di Platone, i sigilli ideali separati dalla materia son peggio che mostri, sono chimere e vane fantasie. La materia è fonte dell’attualità, è non solo in potenza, ma in atto, è sempre la medesima e immutabile, in eterno stato, e non è quella che si muta, ma quella intorno alla quale e nella quale è la mutazione. Ciò che si altera è il composto, non la materia. Si dice stoltamente che la materia appetisca la forma. Non può appetere il fonte delle forme che è in sè, perchè nessuno appete ciò che possiede. E perciò in caso di morte non si dee dire che la forma fugge e lascia la materia, ma più tosto che la materia rigetta quella forma per prenderne un’altra. Il povero Gervasio, che fa nel dialogo la parte del senso comune o volgare, vedendo a terra non solo le opinioni aristoteliche di Polinnio, ma tante altre cose, esce in questa esclamazione: Or ecco a terra non solamente li castelli di Polinnio, ma ancora d’altri che di Polinnio!.

Adunque, se gl’individui sono innumerabili, ogni cosa è uno, e il conoscere questa unità è lo scopo e termine di tutte le filosofie e contemplazioni naturali, montando non al sommo principio, escluso dalla speculazione, ma alla somma monade o atomo o unità, anima del mondo, atto di tutto, potenza di tutto, tutta in tutto.

Questa sostanza unica è l’universo, uno, infinito, immobile. Non è materia, perchè non è figurato, nè figurabile, non è forma, perchè non informa, nè figura sostanza particolare, atteso che è tutto, è massimo, è uno, è universo. È talmente forma che non è forma; è talmente materia che non è materia; è talmente anima