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gole dell’Etica e della Rettorica. Nè si recavano in volgare le opere sole dell’Antichità, ma anche le contemporanee scritte in latino. Cito fra gli altri il volgarizzamento fatto da Soffredi del Grazia, notajo pistoiese, dei trattati di morale, dottissima opera di Albertano da Brescia, scritta in prigione. Il primo trattato, della dilezione di Dio e del prossimo e della forma della vita onesta, è composto l’anno 1238. L’opera levò tal grido, che fu tradotta in francese ed in inglese, e veramente ci è lì dentro raccolta tutta la dottrina del tempo intorno all’onesto vivere, sacra e profana. L’impulso fu tale che gli uomini più chiari si volsero a tradurre o compendiare grammatiche, rettoriche, trattati di morale, di fisica, di medicina. Ristoro di Arezzo scrivea sulla composizione della terra; Cavalcanti scrivea una grammatica e una rettorica; Ser Brunetto traduceva il trattato de Inventione di Cicerone e parecchie orazioni di Sallustio e di Livio, e sotto nome di Fiore di filosofi e di molti savi raccoglieva i detti e i fatti degli antichi filosofi, Pitagora, Democrito, Socrate, Epicuro, Teofrasto, e di uomini illustri, come Papirio, Catone. Ecco i fiori di Plato:

«Plato fue grandissimo savio e cortese, in parole, e disse queste sentenzie:

In amistade, nè in fede non ricevere uomo folle: più leggermente si passa l’odio de’ folli e dei malvagi, che la loro compagnia.

A neuno uomo ti fare troppo compagno. L’uomo è cosa troppo singolare; non puote sofferire suo pare, de’ suoi maggiori hae invidia, de’ suoi minori hae disdegno, a’ suoi iguali non leggermente s’accorda.

Quelli sono pessimi e maliziosi nimici, che sono nella fronte allegri e nel cuore tristi».

Secondo la rettorica di quel tempo si diceva Fiore quel raccogliere il meglio degli antichi e offrirlo al pub-