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apparenza di endecasillabo, pieni di movimento e di armonia:

Che la veduta di Dio mi circonda.
E in ogni loco paura mi desta.

È il sentimento da cui sei preso innanzi alle grandi ombre di una cattedrale. Ma ciò che prevale in Jacopone è il grottesco, una mescolanza delle cose più disparate, senza nessun senzo di convenienza e di armonia: il che, se fatto con intenzione, è comico; fatto con rozza ingenuità, è grottesco. Trovi il plebeo, l’indecente, il disgustoso misto coi più gentili affetti; ciò che è pure il carattere del Santo con le sue estasi e le sue stravaganze. E questo in Jacopone non è già un contrasto che celi alte intenzioni artistiche, ma rozza natura, così discorde e mescolata, come si trova nella realtà. Ecco il principio del cantico 48:

O Signor, per cortesia
Mandami la malsania;
A me la febbre quartana,
La continua e la terzana;
A me venga mal di dente,
Mal di capo e mal di ventre,
Mal de occhi e doglia di fianco
La postema al lato manco.

La poesia di Jacopone è proprio il contrario di quella de’ Trovatori. In questi è poesia astratta e convenzionale e uniforme, non penetrata di alcuna realtà. In Jacopone è realtà ancora naturale, non ancora spiritualizzata all’arte; è materia greggia, tutta discorde, che ti da alcuni tratti bellissimi, niente di finito e di armonico.

Accanto a questa vita religiosa ancora immediata e di prima impressione spunta la vita morale, un certo modo di condursi con regola e prudenza, e anch’essa è nella sua forma immediata e primitiva. Non è ragione o