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vatori gli stessi. Come più tardi avemmo le maschere, cioè caratteri comici con lineamenti tradizionali, che nessuno si attentava di alterare, così ci era allora Madonna e Messere.

Madonna, l’amanza o la cosa amata, era un ideale di tutta perfezione non la tale e tale donna, ma la donna in genere, amata con un sentimento che teneva di adorazione e di culto. Messere era l’amante, il meo Sere, che avea qualche valore solo amando. Uomo senz’amore è uomo senza valore. Amare è indizio di cor gentile. Chi ama, è cavaliere, ubbidiente alle leggi dell’onore, difensore della giustizia, protettore de’ deboli, umile servo o servente d’amore, e soffre volentieri ove a sua Madonna piaccia, e amato sta allegro, ma senza vanitate, senza menar vanto e spregia le ricchezze, perchè chi è amato, è ricco. Amore è di due voleri una voglienza, ed è senza fallimento o villania, senza peccato, e sta contento al solo sguardo; nello stesso paradiso la gioja dell’amante è contemplare Madonna, e senza Madonna non vi vorria gire. Il codice d’amore descrive i concetti e i sentimenti degli amanti fini e cortesi. Il codice della cavalleria descrive le leggi dell’onore, i doveri di cavaliere leale e franco. Come si vede, amore era tutta la vita ne’ suoi varii aspetti, era Dio, patria e legge; la donna era la divinità di quei rozzi petti. Chi cerca nelle memorie della prima età, troverà questo ideale della donna nella sua purezza e nella sua onnipotenza, l’universo è la Donna. E tale fu negl’inizii della società moderna in Germania, in Francia, in Provenza, in Spagna, in Italia. La storia fu fatta a quella immagine, Trojani e Romani erano concepiti come cavalieri erranti, e così Arabi, Sarraceni, Turchi, lo Soldano e Saladino. Paris e Elena, Piramo e Tisbe sono eroi da romanzo, come Lancillotto e Ginevra; Tristano e Isaotta la bionda. In questa fraternità universale, si trovano gli Angioli, i Santi, i Mira-