Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/18


― 8 ―

Come degg’io fare!
Vassene in altra contrata,
E nol mi manda a dire:
Ed io rimango ingannata.
Tanti son li sospire
Che mi fanno gran guerra
La notte con la dia;
Nè in cielo nè in terra
Non mi par ch’io sia.

In seguito della canzone è una tenera e naturale mescolanza di preghiere e di lamenti, ora raccomandando a Dio l’amato, ora dolendosi con la croce:

La croce mi fa dolente,
E non mi val Deo pregare.
Oimè, croce pellegrina,
Perchè m’hai così distrutta?
Oimè lassa tapina!
Ch’io ardo e incendo tutta.

Finisce così:

Però ti prego, Dolcetto,
Che sai la pena mia,
Che me ne facci un sonetto
E mandilo in Soria:
Ch’io non posso abentare
Notte, nè dia:
In terra d’oltremare
Ita è la vita mia.

La lezione è scorretta; pure, questa è già lingua italiana, e molto sviluppata ne’ suoi elementi musicali e ne’ suoi lineamenti essenziali.

L’amante che prega e chiede amore, l’innamorata che lamenta la lontananza dell’amato, o che teme di essere abbandonata, le punture e le gioie dell’amore, sono i temi semplici de’ canti popolari, la prima effusione del