Pagina:Storia della letteratura italiana I.djvu/167


― 157 ―

sto processo, a correre al generale. Il campo ordinario della filosofia scolastica era l’Ente con tutte le altre generalità, e la pratica del sillogismo avea avvezzi tutti, anche i poeti, a cercare in ogni cosa la maggiore, la Proposizione generale. Ora quel mondo di concetti è la maggiore dell’altro mondo.

Quali sieno questi concetti, io dirò, quasi con le stesse parole di Dante:

La patria dell’anima è il cielo, e come dice Dante, discende in noi da altissimo abitacolo. Essa partecipa della natura divina.

L’anima uscendo dalle mani di Dio, è semplicetta, sa nulla; ma ha due facoltà innate, la ragione e l’appetito, la virtù che consiglia, e l’esser mobile ad ogni cosa che piace, l’esser presta ad amare1.

L’appetito (affetto, amore) la tira verso il bene2. Ma nella sua ignoranza non sa discernere il bene, segue la sua falsa immagine, e s’inganna. L’ignoranza genera l’errore, e l’errore genera il male3.

Il male o il peccato è posto nella materia, nel piacere sensuale4.

Il bene è posto nello spirito, il sommo Bene è Dio, puro spirito5.

L’uomo dunque per esser felice, dee contrastare alla carne, e accostarsi al sommo Bene, a Dio. A questo fine

  1. Esce di mano a lui che la vagheggia
    L’anima semplicetta che sa nulla... (Purg. XVI)
    Innata vi è la virtù che consiglia...
    L’anima ch’è creata, ad amar presta,
    Ad ogni cosa è mobile che piace. (Purg. XVIII).

  2. Ciascun confusamente un bene apprende. (Purg. XVII)

  3. Immagini di ben seguendo false. (Purg. XXX)

  4. Le presenti cose
    Col falso lor piacer volser miei passi (Purg. XXXI)

  5. Solo il peccato è quel che la disfranca
    E falla dissimile al sommo Bene (Par. VII)