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che tanto sono lodati da Cicerone, diceva egli che negligentemente erano scritti e con poca veracità: Pollio Asinius parum diligenter, parumque integra veritate compositos putat75. Contro di Sallustio scrisse un libro, riprendendolo come affettato ricercatore di antiche parole: Asinius Pollio in libro, quo Sallustii scripta reprehendit, ut nimia priscorum verborum affectatione oblita76. In Tito Livio ancora trovava egli una cotal aria Padovana, quamdam Patavinitatem77, che niuno né allora né poi ha osservata in questo elegante Scrittore. Ma contro di Cicerone singolarmente, come già abbiamo accennato, mostrossi egli pieno di fiele e d’invidia. Seneca il Retore dice, ch’egli fu sempre nimicissimo della gloria di Cicerone78, e che dopo aver raccontato nelle sue Storie, che Verre morì con singolare costanza, avea poi narrata la morte di Cicerone in maniera odiosa e maligna79. L’eloquenza di questo grand’uomo era quella, che sopra ogni altra cosa gli dettava in cuore un’invidia e una gelosia indegna d’uomo nobile e dotto. Pare, ch’egli si fosse prefisso di oscurarne la gloria, e di superarlo in onore. E questo suo disegno si fe palese singolarmente in un’occasione, di cui parla lo stesso Seneca80. Un certo Popilio Ena avea preso a recitare un suo Poema sulla morte di Cicerone in casa di Messala Corvino, ove con altri era presente Pollione. Dié principio il Poeta a’ suoi versi con questo:

Deflendus Cicero est, Latiæque silentia linguæ.

Il che appena udito da Pollione, sdegnatone altamente, e rivoltosi a Messala, Di ciò, gli disse, che si convenga fare in tua casa, tu stesso ne giudica. Ma io certo non tratterrommi a udire costui, a cui 154 sembra ch’io sia mutolo. Voleva egli in somma esser creduto Orator troppo migliore di Cicerone, e perciò, come racconta Quintiliano, egli e ancora il di lui figliuolo Asinio Gallo presero a morderne l’eloquenza e lo stile, e a volervi trovar difetti: Vitia orationis ejus etiam inimice pluribus in locis insequuntur81. E abbiam già veduto di sopra, che il figlio ardì poi di scriv